Vidocq: il primo investigatore privato della storia

Il primo investigatore privato della storia fu "Eugène-François Vidocq" un uomo francese che nel 1833 fondò la prima agenzia investigativa privata.
13/12/2019
Eugène-François Vidocq
Nato il 24 luglio 1775 ad Arras, un paese situato nel Passo di Calais in Francia.
Figlio di un'umile panettiere Vidocq nel corso della sua vita passa da uno stato di criminale ed avventuriero francese a primo investigatore privato della storia.

All'età di 14 anni uccide (si dice per sbaglio) il suo maestro di spada motivo per il quale si ritrova costretto a fuggire da Arras, il suo paese d'origine. All'età di 16 anni, con un disperato bisogno di denaro, decide di arruolarsi nell'armata rivoluzionaria nel quale resta qualche anno. Dopo aver combattuto alcuni anni a Valmy e a Jemmapes, Vidocq diserta dall'esercito e inizia a vivere una vita da ladro e truffatore tra Parigi e il nord della Francia.

L'evasione dal carcere

La vita libera e truffaldina di Vidocq finisce nel 1797, quando viene arrestato da Henry-Joseph Gisquet e condannato dal tribunale criminale di Douai a otto anni di lavori forzati per «falso in conti pubblici ed autentici». Inizialmente viene portato a Bicêtre (famoso carcere nei sobborghi meridionali di Parigi), per poi essere assegnato alla catena di Brest sulla costa occidentale, con un gruppo di forzati destinati al carcere di quel porto. Il viaggio dura 24 lunghi e faticosi giorni, durante il quale Vidocq tenta invano una prima evasione nella foresta di Compiègne, senza successo. La catena dei forzati arriva a Brest il 13 gennaio 1798, si ferma all'entrata di Brest presso l'ospedale di Pontanézen, dove si procede alla liberazione dei carcerati dai ferri. Vidocq tenta nuovamente la fuga, ma si procura una slogatura ad entrambi i piedi nel tentativo di saltare il muro di cinta. Tre settimane dopo, entra nel carcere e il registro matricola lo descrive così:

«22 anni, taglia 5 piedi, 2 pollici, 6 linee; capelli, sopracciglia castani chiari,
barba dello stesso colore; viso ovale ricoperto di bitorzoli; occhi grigi,
naso grosso; bocca media, mento tondo e biforcuto, fronte bassa, avente
una cicatrice al labbro superiore lato destro; orecchie bucate».

Otto giorni dopo il suo arrivo riesce a trovare un escamotage per la sua fuga, si procura degli abiti da marinaio per confondersi tra i lavoranti dell'arsenale di Brest e riesce a dileguarsi. Arrestato nuovamente nel 1799 viene portato nel carcere di Tolone, da dove evade ancora una volta il 6 marzo 1800. Queste sue fughe repentine iniziano a fargli guadagnare rispetto e notorietà nel mondo della malavita.

La Sûreté

Nel 1806 propone alla polizia di Parigi il suo servizio da “indicatore”, così cinque anni dopo il Prefetto lo incarica di formare una squadra in borghese, la brigata de la Sûreté (Brigata di Sicurezza), con il compito di infiltrarsi nella malavita. La maggior parte delle persone assunte dalla Sûreté erano ex detenuti o criminali come Vidocq arrivando a formare una squadra di 28 "agenti". Nell'ottobre 1812 il dipartimento di polizia riconosce il valore di questi agenti in abiti civili, inoltre l’unità sperimentale viene trasformata in un'unità di polizia di sicurezza del quale Vidocq viene nominato capo. L'anno successivo Napoleone Bonaparte firma un decreto che rende la Suretè forza di polizia di sicurezza dello Stato nominandola Sûreté Nationale.

La prima agenzia di detective privato

Vidocq presenta definitivamente le sue dimissioni dalla Sûreté nel 1827, per fondare nel 1833 la prima agenzia di detective privati che forniscono servizi informativi e di sorveglianza ai commercianti ricevendo in cambio una retribuzione: le Bereau de Renseignements pour le Commerce.

Eugène-François Vidocq muore a Parigi l’11 maggio 1857 all’età di 82 anni.

Con la sua storia Vidocq ha ispirato molti registri e romanzieri. Tra i più importanti ricordiamo il ruolo di Gérard Depardieu, ispirato a Vidocq, nel film di Pitof “Vidocq – La maschera senza volto”, oltre che ad essere menzionato da Melville in Moby Dick nella prima edizione del 1851.

Danilo Conti

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