Mobbing: dalle violenze psicologiche alla malattia

Ecco come cinque anni di persecuzioni e molestie sul lavoro hanno rovinato la vita di una giovane donna emiliana.

Con il termine di Mobbing si indicano un insieme di comportamenti aggressivi di natura psicofisica e verbale, esercitati da un gruppo di persone nei confronti di altri soggetti in modo persecutorio e prolungato nel tempo. Nella maggior parte dei casi il fenomeno si manifesta negli ambienti lavorativi, dove le vittime che subiscono questa aggressione finiscono per abbandonare il proprio posto e luogo di lavoro. Per questo motivo é considerato a tutti gli effetti una forma di abuso. Ai fini della attendibilità e certezza del mobbing lavorativo devono essere presenti e dimostrabili alcuni elementi chiave, quali: comportamenti di carattere persecutori mirati e prolungati nel tempo, oltre che la presenza di eventi dannosi alla salute, personalità o dignità del dipendente. Analizzando da vicino questo fenomeno possiamo stabilire che il suo processo di realizzazione si suddivide in sei fasi distinte:

 


Il grave caso di Lidl

 

Grazie a L'Espresso.it abbiamo un caso recente di Mobbing avvenuto in un Lidl dell'Emilia Romagna. L'ex lavoratrice Sara Silvestrini, quarantenne di Lugo (Emilia-Romagna), ha lavorato nel supermercato italiano del colosso tedesco, dal 2005 al 2015. La donna ha portato sul banco degli imputati il suo ex caporeparto accusandolo di atteggiamenti persecutori sadici e sistematici nei suoi confronti.
Si apre così un processo contro l'ex caporeparto, accusato di aver provocato alla donna una malattia professionale, il disturbo da panico. Il reparto di Medicina del lavoro dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona a diagnosticato un «disturbo post traumatico da stress cronico reattivo a una condizione lavorativa che può essere inquadrata nelle molestie morali protratte».


La donna viene assunta nel 2005 e sembra non aver problemi sul lavoro fino al 2006, quando arriva il nuovo caporeparto. I primi sintomi sono giunti con l'assegnazione della gestione esclusiva del cosiddetto reparto Sidac, mansione non prevista dal suo contratto. Le mansioni del Sidac solitamente svolte da più uomini, e non certo da una donna da sola, consistono nel preparare gli ordini per le filiali e smistare il materiale quando rientra in magazzino.
Sara continua a svolgere questa mansione fino al 2007, quando inizio ad accusare i sintomi della fatica sul suo fisico. Il caporeparto rimane impassibile, continua il suo mobbing vietandogli l'uso del telefono e del pc, così Sara dovrà scrivere in carta semplice la gran quantità di ordini, che saranno poi trascritti su un pc da altri.
Non soddisfatto, I'aguzzino la obbliga ad eseguire 39 ore di straordinario in una settimana cominciando anche con turni senza riposo, sette giorni su sette.

 


Stalking telefonico e offese pesanti

La donna inizia anche ad essere perseguitata telefonicamente, viene contatta dal caporeparto per essere stigmatizzata sulle presunte mancanze del giorno prima. Ricevendo insulti sempre sproporzionati rispetto agli errori, quando effettivamente reali. Le frasi più cruente utilizzate sono state «non serve bagnarti le mutande», «sei un’esperta di banane, non di logistica», «culo sulla sedia», «essere non pensante». Inoltre le telefonate giungono per qualsiasi cosa gli passi per la testa, ad esempio imporre alla dipendente di essere “gentile” con i camionisti pur conoscendo la sua omosessualità.
La donna riceve una telefonata in particolare, un pomeriggio mentre si trovava a lavoro il suo aguzzino le telefona e comincia ad inveire in modo terribile contro di lei. Le sue parole affermavano che la donna si stava scavando la fossa da sola e che era solo un'inutile incapace. A quel punto Sara crolla in una crisi nervosa, e scoppia a piangere davanti a tutti. La sua crisi la porta addirittura a non riuscire a parlare, tremolii e stordimento.
Non contento, non appena Sara viene promossa (con uno scatto virtuale) al terzo livello, il capo sostiene che la sua nuova qualifica è «una diarrea sul bancone dell'uscita merci», continua con "Sei come un malato di tumore: tutti, intorno a lui, sanno che sta male, tranne lui stesso» e aggiunge: «è come se tu avessi il cartello “stronza” attaccato alla schiena», ancora più grave «In passato avrei voluto strozzarti». A rincarare la dose, viene assegnato alla povera dipendente anche la pulizia dei muletti, un’attività che gli addetti alle pulizie effettuano una volta al mese. Sara ovviamente esegue, ma anche li l'uomo trova il coraggio di accusarla di aver consumato troppe bobine di carta e troppo prodotto.


Le conseguenze fisiche e psicologiche

Nel dicembre del 2013 i turni notturni sono talmente pesanti, che Sara ad una certa ora si ritrova con la vista appannata e la schiena dolorante, così commette un errore di mansione al quale scattano immediatamente due lettere di richiamo, una dietro l'altra. La prima lettera addirittura recapitata a mano alle dieci di sera nel magazzino insieme alla scatola col regalo di Natale. La povera donna ormai esausta rinuncio anche a difendersi.
Sara é costretta a rivolgersi ad un centro di salute mentale nella sua città, comincia così ad assumere antidepressivi. Il suo avvocato invia alla Lidl una lettera stragiudiziale in cui l’invita a cessare il fuoco delle vessazioni e delle umiliazioni nei confronti della sua cliente. Tentativo che fallisce miseramente, tornata al lavoro la situazione degenera. Il caporeparto la strattona per la camicia e le strilla: "Bisogna alzarsi dalla sedia e prendere la gente per il collo se non otteniamo nulla telefonando".
Sara é ormai fisicamente e mentalmente troppo debole, al punto che la sua compagna si preoccupa e cerca di non lasciarla più sola, temendo un possibile suicidio.


La fine dell'incubo

Sarà nel 2015 esausta, ferita e depressa presenta le sue dimissioni per giusta causa, sperando che il processo avviato contro il suo ex caporeparto le faccia giustizia.
Oltre l'accusa al caporeparto, rischiano pene (meno lunghe) altre tre figure: il procuratore speciale, il coordinatore regionale e il coordinatore regionale logistica. Per non aver impedito il modus operandi del caporeparto né dato tantomeno spazio a una valutazione del rischio dello stress subito dalla donna, come da obblighi di legge.
La donna possiede diverse registrazioni ambientali e telefoniche che suffragano il suo racconto-shock. Anche la sua compagna Federica, che si è sentita danneggiata dai problemi di salute della convivente, è parte civile al processo.


Investigazioni Italia
svolge indagini su casi di mobbing (abusi psicologici, vessazioni,
dimensionamento, etc.) perpetrati ripetutamente da parte di superiori o colleghi e lesivi
della dignità personale e professionale nonchè della salute psicofisica del lavoratore.
Le indagini su casi di mobbing si svolgono a Torino e in tutta Italia.

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