Microspie: tra segreti e storia

Come funzionano, quando sono nate e cosa é cambiato nel tempo grazie al progresso tecnologico.

I primi passi nel mondo delle microspie li fece il fisico ed inventore sovietico Léon Theremin (raffigurato in foto). L'uomo era già conosciuto nella sua patria per aver inventato il Buran negli anni 40.
Il Buran era un dispositivo capace di proiettare e leggere un fascio di luce all’infrarosso anche a grande distanza, attraverso il quale captava le vibrazioni prodotte dalla voce. In questo modo anche non essendo all'interno di una stanza era possibile "origliare" la conversazione dall'esterno, registrando le vibrazioni dai vetri delle finestra.

Theremin inventore sovietico, famoso per le sue
molteplici invenzioni, tra cui la Cimice Passiva e il Buran.


Theremin raggiunse il massimo del suo successo con un'invenzione che cambio la storia dello spionaggio sovietico, tanto da ricevere un premio Stalin, attribuitogli per il suo contributo all'avanzamento per lo spionaggio dell’URSS.
L'inventore costruì una microspia dotata di un sistema di intercettazione audio completamente "naturale" e quindi non rintracciabile. Più conosciuta come “cimice passiva” era incredibilmente ingegnosa oltre che essere praticamente impossibile da intercettare perché priva di qualsiasi parte elettronica.
Sfruttando l'energia elettromagnetica prodotta da alte frequenze radio, il congegno riusciva a trasmettere un segnale audio con un principio di funzionamento tanto semplice quanto efficace. Il dispositivo era formato semplicemente da una membrana che fungeva da microfono, collegata ad un'antenna, il tutto chiuso in una piccola camera di risonanza acustica. Una volta posizionata all'interno di una stanza, bastavano semplici onde sonore (voci e rumori) per attivare la membrana del microfono, questa creava una oscillazione all'interno della camera acustica che a sua volta generava un'alterazione di frequenze sull'antenna.
L'energia per il suo funzionamento era praticamente nulla, l'uso si basava esclusivamente sulle onde radio ad alta frequenza, questa caratterista le permetteva di essere utilizzata "all'infinito", oltre ad essere praticamente impossibile da scoprire se non nel momento stesso in cui la si utilizzava.

Il trucco dei Russi

Il 4 agosto del 1945 i russi ebbero un idea a dir poco geniale, nascosero la "cimice passiva" in una placca di legno intarsiato raffigurante il Great Seal of the United States (nome in codice "la cosa").
Il microfono fu nascosto sotto il becco dell'aquila, in modo da non essere visto dall'esterno. La "cosa" giunse negli Stati Uniti grazie a una cerimonia ufficiale, dove un gruppo di scolari russi la donò all'allora ambasciatore statunitense come "gesto di amicizia" tra alleati della seconda guerra mondiale.

Il Grande Sigillo degli Stati Uniti d'America, nome in codice "la cosa", così come si presentava agli occhi degli ambasciatori statunitensi spiati, ignari di quello che nascondeva al suo interno.

L'ambasciatore affisse nel suo ufficio privato "la cosa", totalmente ignaro di cosa contenesse. Agli agenti sovietici bastò posizionarsi all'esterno dell'edificio e proiettare verso la "cimice" un'onda radio ad alta frequenza, in questo modo si riceveva di "riflesso" una seconda onda radio contenente il segnale audio che il microfono-antenna stava intercettando. Gli agenti grazie alla "cosa" riuscirono ad ascoltare le conversazioni per 7 anni prima che venisse scoperto il dispositivo.

Microspie moderne

L'evoluzione delle microspie nella storia è ovviamente legata al progresso tecnologico, dopo Theremin altri inventori continuarono a sperimentare e realizzare congegni sempre più sofisticati. Nonostante il principio rimanga lo stesso si é giunti ad un livello di tecnologia tale da poter compiere azioni che prima non si riuscivano nemmeno ad immaginare.
Decisamente più semplici da utilizzare, le moderne microspie sono diventate anche facilmente occultabili e in diversi modi. Il loro funzionamento, oggi, si basa principalmente sul microfono integrato al modulo audio, il sistema di trasmissione e il sistema di alimentazione.
I primi microfoni prodotti, detti "microfoni a capsula" avevano un diametro di circa 3 mm, captavano voci ma anche rumori, con un raggio di azione di 5 metri. Oggi l'era moderna mette a disposizione microfoni integrati al modulo audio, con dimensioni pari a quelle di uno spillone, possano escludere i rumori di fondo per captare solo le frequenze della voce umana.
Il microfono una volta captato l'audio, lo invia alla base ricevente attraverso un il sistema di trasmissione dati, inizialmente basato solo sull'utilizzo di onde radio in banda VHF, oggi si presta sotto tecnologie diverse e più performanti.

Le microspie più utilizzate oggi sono quelle digitali, questi dispositivi utilizzano un sistema chiamato Digital Signal Processor (termine inglese che tradotto significa "processore di segnale digitale"). Si tratta di un microprocessore costruito per eseguire in maniera estremamente precisa delle istruzioni ricorrenti nel condizionamento di segnali digitali.
Queste micro possono trasmettere in continuo o essere attivate tramite un sistema di attivazione vocale denominato VOX, inoltre usufruiscono di una cifratura multipla di livello militare e una trasmissione dati in tecnologia FSK (frequency-shift keying). Attraverso un ricevitore dedicato, non é solo possibile ricevere l’audio ma anche inviare "comandi" alla micro stessa, impartendo specifiche programmazioni (attivazione, livello di potenza, sensibilità del microfono, controllo del canale di trasmissione, ecc).

Un'altra peculiarità é l'innovativa frequency-hopping spread spectrum, in acronimo FHSS, cioè una tecnica di trasmissione radio usata per aumentare la larghezza di banda di un segnale. Variando la frequenza di trasmissione a intervalli regolari ed in modo pseudocasuale (attraverso un codice prestabilito) si rende il segnale praticamente inviolabile. L'unico modo per ricevere la trasmissione corretta dei dati, consiste nel conoscere la sequenza esatta dei "salti" di frequenza e disporre di un ricevitore adatto a seguirli. Queste caratteristiche portano la FHSS a garantire un alto livello di segretezza della trasmissione e un'immunità dai disturbi di segnale.

A rendere ancora più fruibile e pratica la microspia moderna, si aggiungono veri e propri "optional". Esistono sul mercato microspie GSM che sfruttano il sistema Global System for Mobile Communications, attualmente utilizzato come standard di telefonia mobile in tutto il mondo. Per ascoltarle è sufficiente telefonare al numero della SIM inserita all’interno della micro GSM, la quale potrà anche ricevere direttamente comandi di utilizzo da parte dell’operatore (attivazione, livello di potenza, sensibilità del microfono, regolazione dei livelli audio, ecc). Questi gioielli della tecnologia, arrivano addirittura ad inviare anche la posizione geografica, grazie alla triangolazione con le celle telefoniche.

Per chi ancora non fosse soddisfatto delle capacità di questi apparecchi, esistono sul mercato anche microspie con memoria interna o micro SD per memorizzare la traccia audio e inviarla successivamente tramite rete telefonica o Wi-Fi. Il fatto di occuparsi inizialmente solo della registrazione fa si che non possa essere rilevata da possibili bonifiche. Il file salvato nella memoria potrà essere inviato in un secondo momento, programmato in precedenza o sul momento grazie alle funzioni di "comando remoto" GSM.  

Esistono "limiti"?

Ad oggi gli unici limiti che si possono riscontrare sono le dimensioni di questi dispositivi, che devono rispondere all'esigenza di poterle occultare in maniera più rapida ed efficace possibile. Inoltre sulle micro autoalimentate sussiste il problema legato al consumo e quindi alla dimensione delle batterie. Le dimensioni molto spesso per soddisfare una sufficiente autonomia di funzionamento, superano quelle della microspia vera e propria.
Anche se oggi la batteria di alimentazione rappresenta un "limite", i progressi fatti dalla scienza hanno comunque reso possibili discreti miglioramenti delle dimensioni e, soprattutto, delle performance.
Già in uso per scopi militari, ma sicuramente in lista per un futuro uso civile, esistono batterie ricaricabili ai polimeri di litio e gel di biossido di titanio che hanno un tempo di ricarica ridotto del 70% ed una durata, a parità di dimensioni, di dieci volte superiori alle attuali batteria attuali ai soli polimeri di litio.

Danilo Conti

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